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Sezione dei Democratici di Sinistra di Cetara
(Federazione di Salerno)

 Relazione congressuale
(04 dicembre 2004)

Cari compagni e care compagne,

il congresso nazionale che si terrà a febbraio si presenta solo in  apparenza come un momento meno difficile, nella vita dei Ds, di quello vissuto a Pesaro.

Ho pensato, infatti, alla intrinseca difficoltà di conciliare la fiducia nel segretario uscente Piero Fassino, al quale va riconosciuta la grande capacità di ascolto, di rispetto delle posizioni di tutti e di governo unitario del partito, con un sostanziale disagio nei confronti del metodo, ancora una volta, adottato, ovvero quello delle mozioni.

Le mozioni determinano una battaglia di tipo geografico,  dove prevale il senso della collocazione e della partigianeria sui contenuti, che dovrebbero, invece, essere  l’unica ragione per cui uno sceglie.

Questa contesa sulle  mozioni fa diventare il congresso troppo simile all’esperienza di Pesaro, che tanti danni ha provocato al nostro partito.

La fase precongressuale, poi, ha di nuovo mostrato i tanti, troppi segni negativi, che hanno contrassegnato la fase precongressuale del 2001.

Situazione, questa’ultima, che non avvince, in cui diventa difficile anche capire quale può essere il modo di manifestarsi del senso di responsabilità che pure noi, dirigenti e militanti di base, vogliamo avere.

È mortificante sapere che partecipando a questo rito congressuale la nostra “sincera” volontà di andare avanti, la nostra speranza in una superamento delle logiche personalistiche, sarà letta, ancora una volta, come un arruolamento in questa o in quell’altra schiera di belligeranti.

Il rispetto verso i compagni, per il ruolo che essi svolgono e le funzioni che rivestono ai vari livelli di direzione del partito, al di là delle sfumature politiche di cui ciascuno è portatore, è sempre stato una nostra caratteristica.

Abbiamo sempre evitato di cadere nelle logiche di corrente, privilegiando in modo sincero la disponibilità verso chiunque lavorasse per l’unità del partito ad ogni livello.

Ciò, perché mossi dal rifiuto del meccanismo deleterio delle correnti e degli schieramenti pregiudiziali.

Nella nostra sezione abbiamo messo sempre davanti a tutto l’interesse generale del partito, immaginando che questo fosse lo spirito motore di ogni compagno o compagna.

In questi anni abbiamo assistito ad una deriva personalistica della vita politica, pericolosa per la democrazia sostanziale, cui neppure il nostro partito è stato capace di sottrarsi.

La stessa “stagione dei sindaci”, piuttosto che diventare un’occasione di maggiore partecipazione e coinvolgimento dei cittadini, è stata colta troppo spesso come un’occasione per rafforzare il peso personale.

Il collante tra i dirigenti e la base non è stato più la condivisione di un progetto generale, ma qualcosa di più assimilabile alla gestione delle clientele, quindi alla partecipazione, in quote diverse, ai benefici del potere.

Tutti noi abbiamo sotto gli occhi quanto sta avvenendo da tempo nella nostra regione e nella nostra provincia (contrapposizione Bassolino-De Luca).

Il regolamento congressuale prevede di nuovo che nella formazione del prossimo gruppo dirigente siano rappresentate le mozioni congressuali in rapporto alle percentuali di voto che riceveranno.

Ciascuno di noi sa bene che il voto proprio e quello degli altri compagni è dato in modo libero, non rispondente alle logiche correntizie che abbiamo biasimato, e frutto della sensibilità e della convinzione individuale.

Qualsiasi sarà il risultato, quindi, la libertà di ragionamento di ciascuno di noi non sarà annullata da eventuali ed inopportuni tentativi di “arruolamento”, ancora inevitabili in questo momento storico.

Sul piano politico locale, poi, abbiamo formalizzato in vari modi e in più occasioni il nostro dissenso rispetto alla maggioranza che ci governa.

La conduzione amministrativa di Catara in questi primi tre anni e mezzo, ha messo in evidenza limiti enormi.

Questa maggioranza è priva di un progetto di sviluppo complessivo per il paese, che significa “chiudere” Cetara nel falso concetto di paese del turismo balneare per pochi mesi l’anno.

Le risorse e gli sforzi degli amministratori sono tutti concentrati verso quella parte del paese prossima al mare, mentre il resto del territorio è praticamente dimenticato.

Riteniamo, quindi, estramemente positivo il lavoro svolto per affermare la visibilità del nostro partito dopo le elezioni comunali perse.

Ci lascia ben sperare l’ottimo rapporto con gli amici della Margherita e dello SDI, con i quali stiamo portando avanti un programma di lavoro comune, il cui obiettivo principale è quello di unire la maggioranza del paese intorno ad un progetto serio di rilancio, che da tempo manca, nel modo di intendere l’uso del territorio e delle sue risorse, il ruolo dei giovani, l’attenzione ai temi sociali, la valorizzazione delle bellezze naturali, il rapporto con i cittadini, le associazioni, le forze produttive e imprenditoriali.

Una riflessione, infine, voglio dedicarla anche al modo in cui è presente il nostro partito in Costiera Amalfitana.

Il fatto di avere le sezioni nei paesi della Costiera, di avere compagni nelle amministrazioni o nei consigli di diversi comuni, non significa assolutamente avere una capacità di approccio adeguato ai problemi che caratterizzano questo territorio.

Da anni si parla della necessità di un coordinamento tra le diverse unità di base della zona, ma questo discorso finora non ha prodotto risultati concreti.

La Costiera Amalfitana presenta problematiche che non possono essere comprese né affrontate se non si ha un punto di osservazione più ampio di quanto è consentito a ciascuna singola realtà.

Il quadro politico della Costiera Amalfitana presenta situazioni di eterogeneità molto diffuse, il cui approccio richiede almeno una visione d’insieme. 

Mi riferisco, in particolare, a quelle amministrazioni della Costiera in cui le collocazione dei DS e delle altre forze che si riferiscono all’Ulivo, sono in contraddizione tra di loro: amministrazioni guidate da esponenti del centrosinistra, che vedono all’opposizione gruppi politici anch’essi collocati nell’Ulivo.

È certamente un problema di difficile soluzione nell’immediato, ma cominciare a ragionare su simili anomalie può aiutarci ad evitare che si ripetano in futuro o almeno provare a limitarle.

Non va, inoltre, sottovalutato il fatto che avere occasioni periodiche di confronto interno sulle tematiche del territorio, è un elemento di accrescimento per ciascun compagno.

Voglio, infine, esprimere due desideri: il primo è che i compagni e le compagne della sezione sappiano continuare a ragionare solo nell’interesse dei Democratici di Sinistra, in quanto forma organizzata di un progetto comune per lo sviluppo del nostro paese; il secondo è che i compagni che ci dovranno rappresentare nelle ulteriori fasi che portano al congresso nazionale, facciano in modo che si possa continuare ad avere fiducia in questo partito.

Il Segretario
Erasmo Venosi

 

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